Emma Pretti

Esser poeti è:
Esser pöeti è legger nei futuri
Giorni; è spaziar nel cielo delle indagini
Condannate dai timidi cervelli;
Esser pöeti o sentirsi maturi
Quando nel sangue bollono i vent’anmi;
È ridere di tutto, esser ribelli
Alla gloria e agli affanni.
Esser pöeti è librarsi giganti
Sull’universo e, in sè raccolti, vivere
Animati da incognita scintilla;
È accogliere del par sorrisi e pianti,
Inni e bestemmie, rantoli e vagiti;
È scrutar con impavida pupilla
I misteri infiniti;
È piangere col vinto e coll’afflitto,
Nè al forte, al vincitor, negare il plauso,
Nè armar la cetra d’una corda sola;
È comprender la colpa ed il delitto,
Laudando il sacrifìcio e l’innocenza;
È cantar tra un bicchiero e una carola
Il chiostro e l’astinenza.
Prisma novello, col pensiero, i mille
Raggi dell’universo in sè raccogliere
E mutarli in cadenze e in armonie;
Poi fra le genti seminar scintille,
Fatali incendi suscitando intorno,
Turbando il cranio alle persone pie…
O illudendole un giorno!
Esser pöeti è salir sovra un monte,
Di notte, quando il ciel di stelle è fulgido,
E, in estasi, esclamar: “Credo! V’è un Dio!”
E inginocchiarsi, e chinare la fronte,
Ripieno il cor di mistica paura…
Poscia negarlo o metterlo in oblio
Discesi alla pianura!
Esser pöeti è viver d’illusioni
Che sull’Eterno Nulla il piede appoggiano;
È celiar con sè stessi e con coloro
Che vi sanno ammirar nelle canzoni;
È accettare, negando, il Bene e il Male;
È desiare la miseria e l’oro,
La reggia e l’ospedale.
Esser pöeti è tentar l’ocëano
Della vita; è svelarlo; è, ansanti, correre
Dietro un caro idëal…. cui non si crede!
È comprender del tutto il nulla arcano,
E, d’ogni cosa quaggiù disperando,
Trovare ancora entusïasmo e fede
Per vivere cantando.
Esser pöeti è abbandonarsi ai sensi;
È compendiare un secolo in un distico;
È mutar l’alimento del mattino,
A vespro giunti, in voli eccelsi, immensi….
E, invero, questi versi sono usciti
Dalle vivande o dal _preteso_ vino
Che l’oste m’ha imbanditi.
Ferdinando Fontana, Liriche, Prefazione ai miei versi.
Forse è il mendicante di se stesso, il poeta - anche se vellutato interprete della propria esistenza. E si aggira per il mondo come un fanciullo, sempre tale, davanti alla natura che non recita, sicuro di poterne comprendere la meccanica. L’intuizione del movimento - gli basta, e davanti alla ruota dentata che riconosce sua e che è ferma, aspetta: prima o poi si muoverà, se non altro per quel sentimento di lui che l’alimenta. Per questo è disposto ad aspettare anche tutta la vita, come per dire grazie a un dono.
Twitter, o un altro modo di incontrar poeti: Emma Pretti
Mendicante
Povero e nel sole. Il sole che saltava
dall’ombra alla luce. La sua luce chiara
le mie vesti meschine. E ballavo.
Povertà di tasca e di parola.
Fuggivo sopra un organo miracoloso
Percorso da faville.
Così ho sognato di quella musica
l’indescrivibile gioia del mondo
in quella musica, dentro il mio cuore.
Che era pieno del successo di quella
musica che aveva conquistato il mio cuore.da I giorni chiamati nemici, (Società Editrice Fiorentina, 2010)
Senza titolo (inedito)
Schiacciata contro la parete della
scogliera, affronto a viso aperto
questo mare dove le onde burrascose
non mi raggiungono più,
impotenti rumoreggiano ai miei piedi.
E per te, Emma, cos’è esser poeta?
Chi scrive poesia difficilmente ama esprimersi con lunghi giri di parole. Ecco perchè, andando subito al cuore della domanda, direi che essere poeta per me significa trattare la materia interna delle cose, umane o naturali che siano – “ Fu questo un poeta – colui che distilla/ un senso sorprendente da ordinari/ Significati, essenze così immense/ da specie familiari.. – E ancora: “ Accendere una lampada e sparire/ questo fa il poeta../ “ recita sempre la Dickinson, che insieme a Leopardi costituisce una delle mie due “Bibbie” poetiche.
Il discorso ci chiama a definire la sostanza della poesia - un terreno davvero fin troppo calpestato.
Ho letto molte definizioni di poesia e le ho trovate sostanzialmente tutte esatte. Ognuna di loro riesce a colpire il bersaglio descrivendo in modo appropriato almeno una delle sue caratteristiche. Mai però tutte e tutte insieme: la poesia si presenta sempre troppo poliedrica e vasta. Mentre noi lettori, poeti, amanti della sua ineffabilità, siamo tutti troppo innegabilmente umani e perciò limitati.
La subiamo, dal momento che la poesia è la sintesi di un lampo che illumina il volo di un’ape furiosa – (permettetemi questo affastellamento di immagini) – La poesia si presenta come il risultato della rapidità mentale di un processo essenzialmente intuitivo – qualità che comunque non influenza l’ampiezza del componimento, di poche righe come di un centinaio di pagine, quali si presentano i poemi. Appare piuttosto come una luce che tende a illuminare le cose dall’interno. Una torcia accesa puntata verso il groviglio, l’accumulo o il deposito delle nostre emozioni, dei processi psicologici che sottintendono alle azioni e agli eventi – sfiorando in questo caso il settore dell’etica (non certo nel senso di giudizio morale) ma nel rivolgere lo sguardo alle domande cardine dell’etica filosofica, in maniera concreta e un tantino più ribelle di quanto la filosofia non faccia.
Fermo restando comunque che, d’accordo con G. Baumgarten, poesia e filosofia viaggiano su due binari staccati poiché si muovono con processi cognitivi diametralmente opposti – ma questo è un territorio complesso che richiede un discorso a parte, da sviscerare magari in un prossimo post.
Tornando alla domanda iniziale, essere poeti significa tenere in mano con mente salda questa torcia e affrontarne le visioni – significa scoprirsi tutt’altro che fragili sognatori, più spesso invece “utilizzatori di sogni”, indagatori di anime, che ogni più piccolo elemento conduce alla parola.
Parafrasando il quarto Vangelo: “Alla fine è la parola, e la parola è l’uomo, e la parola è con l’uomo”.
A questo punto mi fermerei – la continua e insistita necessità di definirsi risulta sempre un po’ sospetta, segnala una carenza d’identità e un mancato riscontro da parte del mondo esterno, in questo caso dei lettori che nei confronti della poesia hanno messo in atto una vera e propria defezione a favore di generi letterari più immediati.
Ultimamente la poesia si è rivolta ai social network confidando in una piattaforma capace di offrirle una maggiore diffusione e visibilità, ma sulla sua reale efficacia per ora possiamo solo saldare augurio e speranza.
Cercando di sfruttare fino in fondo le possibilità della rete e creare intrecci e nuovi circuiti, vorrei concludere segnalando un link dove è possibile trovare, sui temi sopra rapidamente affrontati, altre articolate e interessanti riflessioni: http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2011/04/05/48288/



