Giacomo Alfredi

Si passano le stagioni a scavare il tronco di un albero per preparare la piroga su cui c’imbarcheremo in autunno. Luciano Erba


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Maggio 29
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Beppe Salvia. Lettura a cura di Emma Pretti 

(audio di circa 5 minuti. Le sue poesie sono raccolte nel volume Un solitario amore, edizioni Fandango, 2006. Le liriche scelte non hanno titolo.)

Abbiamo nel cuore un solitario
amore, nostra vita infinita,
e negli occhi il cielo per nostro vario
cammino. Le spiagge i cieli, la riva
su cui sassi e rovi e il solitario
equiséto, e colli erbosi grassi
rioni, città dispiegate come
belle bandiere, e nude prigioni.
Questa è la nostra vita. Questi nostri
volti vagabondi come musi
di cani ci somigliano. Il vento
il sole le corolle rosse e blu,
i sogni mai sognati i nostri sogni.
Questa è la nostra vita e nulla più.

Emma Pretti, poeta. L’ultima raccolta di liriche è I giorni chiamati nemici, (Società Editrice Fiorentina, 2010)


Maggio 4
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Guido Gozzano. Lettura a cura di Emma Pretti 

(audio di circa 10 minuti. I brani scelti sono L’amica di Nonna Speranza, Le golose, Un rimorso, La più bella.)

Emma Pretti, poeta. L’ultima raccolta di liriche è I giorni chiamati nemici, (Società Editrice Fiorentina, 2010)

Mar 31
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Aldo Palazzeschi. Lettura a cura di Emma Pretti 

 (audio di circa 7 minuti. Le liriche scelte sono La fontana malata e Diana)

Emma Pretti, poeta. L’ultima raccolta di liriche è I giorni chiamati nemici, (Società Editrice Fiorentina, 2010)

Mar 7

Si figuri!

Cultura non è leggere molto, né sapere molto: è conoscere molto. Fernando Pessoa

Si voltò quindi ai padroni di casa, che vennero subito avanti. Rinnovò i ringraziamenti che aveva fatti fare dal curato, e domandò se sarebbero stati contenti di ricoverare, per que’ pochi giorni, le ospiti che Dio aveva loro mandate.
         « Oh! sì signore, » rispose la donna, con un tono di voce e con un viso ch’esprimeva molto più di quell’asciutta risposta, strozzata dalla vergogna. Ma il marito, messo in orgasmo dalla presenza d’un tale interrogatore, dal desiderio di farsi onore in un’occasione di tanta importanza, studiava ansiosamente qualche bella risposta. Raggrinzò la fronte, torse gli occhi in traverso, strinse le labbra, tese a tutta forza l’arco dell’intelletto, cercò, frugò, sentì di dentro un cozzo d’idee monche e di mezze parole: ma il momento stringeva; il cardinale accennava già d’avere interpretato il silenzio: il pover’uomo aprì la bocca, e disse: « si figuri! » Altro non gli volle venire. Cosa, di cui non solo rimase avvilito sul momento; ma sempre poi quella rimembranza importuna gli guastava la compiacenza del grand’onore ricevuto. E quante volte, tornandoci sopra, e rimettendosi col pensiero in quella circostanza, gli venivano in mente, quasi per dispetto, parole che tutte sarebbero state meglio di quell’insulso si figuri! Ma, come dice un antico proverbio, del senno di poi ne son piene le fosse.

 

Alessandro Manzoni, I promessi Sposi (Il cardinale nella casa del sarto, cap. XXIV). 


Feb 3

Pierluigi Cappello

Parole povere

Uno, in piedi, conta gli spiccioli sul palmo
l’altro mette il portafoglio nero
nella tasca di dietro dei pantaloni da lavoro.

Una sarchia la terra magra di un orto in salita
la vestaglia a fiori tenui
la sottoveste che si vede quando si piega.

Uno impugna la motosega
e sa di segatura e stelle.

Uno rompe l’aria con il suo grido
perché un tronco gli ha schiacciato il braccio
ha fatto crack come un grosso ramo quando si è spezzato
e io c’ero, ero piccolino.

Uno cade dalla bicicletta legata
e quando si alza ha la manica della giacca strappata
e prova a rincorrerci.

Uno manda via i bambini e le cornacchie
con il fucile caricato a sale.

Uno pieno di muscoli e macchie sulla canottiera
Isolina portami un caffé, dice.

Uno bussa la mattina di Natale
con una scatola di scarpe sottobraccio
aprite, aprite. È arrivato lo zio, è arrivato
zitto zitto dalla Francia, dice, schiamazzando.

Una esce di casa coprendosi un occhio con il palmo
mentre con l’occhio scoperto piange.

Una ride e ha una grande finestra sui denti davanti
anche l’altra ride, ma non ha né finestre né denti davanti.

Una scrive su un involto da salumiere
sono stufa di stare nel mondo di qua, vado in quello di là.

Uno prepara un cartello
da mettere sulla sua catasta nel bosco
non toccarli fatica a farli, c’è scritto in vernice rossa.

Uno prepara una saponetta al tritolo
da mettere sotto la catasta e il cartello di prima
ma io non l’ho visto.

Una dà un calcio a un gatto
e perde la pantofola nel farlo.

Una perde la testa quando viene la sera
dopo una bottiglia di Vov.

Una ha la gobba grande
e trova sempre le monete per strada.

Uno è stato trovato
una notte freddissima d’inverno
le scarpe nella neve
i disegni della neve sul suo petto.

Uno dice qui la notte viene con le montagne all’improvviso
ma d’inverno è bello quando si confondono
l’alto con il basso, il bianco con il blu.

Uno con parole proprie
mette su lì per lì uno sciopero destinato alla disfatta
voi dicete sempre di livorare
ma non dicete mai di venir a tirar paga
ingegnere, ha detto. Ed è già
il ricordo di un ricordare.

Uno legge Topolino
gli piacciono i film di Tarzan e Stanlio e Ollio
e si è fatto in casa una canoa troppo grande
che non passa per la porta.

Uno l’ho ricordato adesso adesso
in questo fioco di luce premuta dal buio
ma non ricordo che faccia abbia.

Uno mi dice a questo punto bisogna mettere
la parola amen
perché questa sarebbe una preghiera, come l’hai fatta tu.

E io dico che mi piace la parola amen
perché sa di preghiera e di pioggia dentro la terra
e di pietà dentro il silenzio
ma io non la metterei la parola amen
perché non ho nessuna pietà di voi
perché ho soltanto i miei occhi nei vostri
e l’allegria dei vinti e una tristezza grande.

da Mandate a dire all’Imperatore, Crocetti, Milano, 2010


Gen 27


È solo e non spaventa, e ai compagni affida la sua luna, il portiere. Nel cielo a maglie vuole che scompaia; nel suo la tiene tra le mani.

illustrazione Pino Lecce
web http://www.pinolecce.it/
È solo e non spaventa, e ai compagni affida la sua luna, il portiere. Nel cielo a maglie vuole che scompaia; nel suo la tiene tra le mani.

illustrazione Pino Lecce

web http://www.pinolecce.it/


Gen 25

E cammino verso casa con la cravatta fra le dita. Fievoli, gli ultimi cinguettii del giorno mi fanno compagnia. Guardo l’orologio: è tardi.

illustrazione Pino Lecce
web http://www.pinolecce.it/

E cammino verso casa con la cravatta fra le dita. Fievoli, gli ultimi cinguettii del giorno mi fanno compagnia. Guardo l’orologio: è tardi.

illustrazione Pino Lecce

web http://www.pinolecce.it/


Gen 10

Dimestica ricetta della felicità, la mia: Una tazza di caffè, un libro, un po’ di fumo a sigaro, una finestra. Il resto è silenzio.

Illustrazione Francesca Ballarini 
web: http://flavors.me/nina 

Dimestica ricetta della felicità, la mia: Una tazza di caffè, un libro, un po’ di fumo a sigaro, una finestra. Il resto è silenzio.

Illustrazione Francesca Ballarini 

web: http://flavors.me/nina 


Gen 7

Johann Wolfgang Goethe

Le poesie

Son simili a finestre istoriate
le Poesie: finestre che, guardate
dalla piazza della chiesa, apron sui muri
una fila di buchi nudi e scuri.
E le guarda così la buona gente,
e dice poi che non ci vede niente.
Ma su, una volta alfine, penetrate 
per la porta del tempio, e là guardate!
Ecco, figure e scene, e cielo e mare, 
tutto nei vetri luminoso appare.
Creature di Dio, semplici e liete,
gli occhi allegrate e lanima pascete!


Dic 13

Là dove la mia vita è quiete lo devo alle tue mani, che con forza e tenerezza stringono a chiusa l’otre dei miei affanni.

Illustrazione Marisa Vestita 
web: http://bit.ly/z0YWpO

Là dove la mia vita è quiete lo devo alle tue mani, che con forza e tenerezza stringono a chiusa l’otre dei miei affanni.

Illustrazione Marisa Vestita 

web: http://bit.ly/z0YWpO


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